venerdì 13 agosto 2010

Quando il bimbo ha la pelle così delicata che… gli viene l’eritema da pannolino.

L’ISTINTO MATERNO:
Certe volte nella mente delle mamme che adorano i loro bambini si affaccia istintivamente una domanda che le fa dubitare dei loro veri sentimenti. Possibile che un esserino così delicato e adorabile possa produrre da solo cose così terribili? Ci sono degli studi americani che dimostrano come per le mamme sia istintivo cambiare il senso dell’olfatto, per cui capiscono se il bimbo sta poco bene perché prende un odore particolare che molte definiscono di “medicina” associandolo alla malattia e all’ospedale. Questo odore lo sente davvero solo la mamma, a punto che si passa un po’ per pazze quando lo si confida. E’ la natura. Noi donne, quando diventiamo madri, dobbiamo fare i conti con il prevalere dell’istinto sulla razionalità in molte cose. Ci accorgiamo che le sensazioni che abbiamo sono diventate più forti e affidabili. Io, ad esempio, so misurare la febbre ai miei figli appoggiando il centro del palmo della mano sul luogo dove si trovava la fontanella. Non sbaglio mai neppure adesso che sono adulti, il problema è che sono loro a non fidarsi di questa mia arte che sa un po’ di magia. Temo che il problema sia nato proprio dal fatto che ho cercato di spiegare loro come facevo: non si tratta, infatti, di sentire il caldo o il freddo della testa ma di una sensazione che si trasmetteva dalla loro testa alla mia mano e funziona solo con loro due. Penso sia venuto loro il dubbio che insieme alla febbre potessi leggere anche i loro pensieri. Pazienza, sono adulti e possono tranquillamente usare il termometro da soli e per leggere i loro pensieri uso altri metodi più raffinati e meno istintivi.

L’ERITEMA DA PANNOLINO.
Prima che qualcuno nomini le streghe torniamo a parlare di come la pelle di un neonato, o anche di un bambino più grandicello, possa improvvisamente irritarsi fino a formare delle piaghe che possono infettarsi e che, nei casi più gravi, ci costringono ad una visita al pronto soccorso.
Diciamo che la norma di questi arrossamenti avviene a livello della pelle a contatto con il pannolino e che pone diversi problemi. Dopo il primo episodio il pediatra vi dirà di lavorare sulla prevenzione, cambiare spesso il pannolino anche quando c’è solo la pipì, ricoprire letteralmente le parti intime del bambino di crema allo zinco, di lavarlo con un sapone molto dolce e neutro, senza profumi, e di usare una infinità di creme idratanti e oli per neonati e di  fargli il bagnetto con l’amido di riso e con l’avena. Va tutto benissimo e funziona pienamente ma se un bambino ha la pelle delicata nonostante tutto ciò fatalmente ricapiterà, facendovi sentire una mamma degenere perché avete sbagliato qualcosa.
In realtà non avete sbagliato; tutte le cose che fate sono assolutamente giuste e le diecimila cure che avete per il vostro piccolo sono perfettamente portate a compimento. Solo che nessuno vi dice che perché capita quello che capita altrimenti capireste da sole come non farlo capitare.
Il pannolino, anche quelli iperassorbenti, quelli che lasciano i bambini perfettamente asciutti e fanno traspirare al meglio la pelle sono comunque pannolini di plastica e a molti bambini basta un attimo di contatto fra la pipì e la plastica perché la pelle si scaldi troppo e si irriti. Due ore con lo stesso pannolino possono causare le piaghe. E’ vero che per i figli si spende lo spendibile ma mi pare già di vedere i vostri occhi strabuzzare quando avete letto due ore. Con quello che costano i pannolini, di qualsiasi marca, una piaghetta sul sederino rischia di mandare una famiglia in bancarotta.
La mia soluzione, quella che ha garantito la mia salvezza, quella del mio conto in banca e la salute della pelle dei miei bambini, è stata un connubio fra antico e moderno: ho trovato dei triangoli di cotone purissimo e abbastanza spessi rimasti come fondo di magazzino di un negozio di telerie e li inserivo fra il pannolino e la pelle. Ovviamente usavo anche le creme ma i bambini sopportavano di restare anche leggermente bagnati senza arrossarsi. Proprio perché mancava il contatto con la plastica.

IL COTONE CINESE:
Oggi però si pone il gran problema di trovare sul mercato dei triangoli da ciripà di cotone purissimo e che non siano fatti in Cina, come tutto il cotone che ultimamente si trova in giro. Non è una questione economica ma una questione di salute. Non sappiamo assolutamente come quel cotone sia lavorato, cosa usano per sbiancarlo o colorarlo e con quali sostanze venga a contatto e così si corre il rischio che per impedire una intolleranza alla plastica se ne crei un’altra di cui non conosciamo la natura. Purtroppo succede anche con la spugna, che per la maggior parte è fatta in Pakistan. Allora è meglio piuttosto andare alla ricerca di abiti e biancheria di cotone di venti anni fa negli armadi delle nonne. Vanno bene i vecchissimi lenzuoli da ritagliare, anzi, se ne trovate di flanella sono perfetti. Un bel lavaggio in lavatrice, con sapone neutro ma alla temperatura massima, una cucita agli orli per impedire sfilacciamenti della trama e sono perfetti e resistenti.

LA TEORIA ECONOMICA.
Certo sarebbe meglio davvero che la questione delle telerie nostrane si risolvesse. Si è visto che con le scarpe i dazi sulle importazioni hanno funzionato, perché quindi non proteggere i telai nello stesso modo? Ad un certo punto finiremo anche tutti i cotoni riciclati e a quel punto come potremo proteggere il sederino dei nostri bambini? Ci dovremo mettere anche a raccogliere il cotone e filarcelo da sole?
E’ vero che ci sono le mamme autarchiche, ma forse non sarebbe meglio aiutare il settore con qualche protezione in più?

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