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lunedì 6 settembre 2010

Venezia: un appuntamento culturale per gli orsetti padani ma anche una questione di cuore e di legame con la propria storia..

12 settembre 2010. i padani si ritrovano a Venezia
Venezia , però, è una cosa diversa.
Si dovrebbe dire Venezia e Pontida, ma siccome domenica prossima, il 12 settembre andremo a Venezia, parlerò del perché la partecipazione a questo evento è così importante per me e per gli orsetti padani.
Comincio a dire che per me, che fino a pochi anni fa riuscivo a salire agilmente anche a Pian del Re, alle sorgenti del Po, per poi andare il giorno dopo a Venezia, macinando in macchina da sola 1200 chilometri in un paio di giorni, ricordare il giorno in cui dichiarammo l’indipendenza della Padania, con il carico di emozioni e di sentimenti che provammo quel giorno. Ora  sono diventata quasi vecchia e non ho più molta energia, ma facendo un viaggio in pullman di 300 chilometri ogni anno è un modo per tenere ben vive quelle emozioni e quei convincimenti e per trasmetterle agli Orsetti padani con la stessa forza e importnaza che hanno avuto per me.
Poi, se gli orsetti padani vorranno raccogliere queste emozioni, potranno farlo liberamente, così come potranno, se lo vorranno, rifiutarle; però, se non sanno quello che i loro genitori hanno provato scrivendo la storia della Padania non potranno mai scegliere cosa è meglio per loro. E quale modo migliore c’è di scrivere la storia insieme ai nostri bambini, oltre a quello di partecipare alle manifestazioni per la ricorrenza della dichiarazione di Indipendenza della Padania?
Domenica, poi, il messaggio sarà ancora più forte del solito, perché Fini, da Mirabello, ci ha tenuto molto a fare in modo da distinguersi dal governo e certamente non sarà facile avere dei rapporti sereni con chi ha dei fini (è un gioco di parole involontario) diametralmente opposti ai nostri e ha dichiarato che la Padania non esiste.

La politica e i bambini.

Ogni tanto i politici si lanciano da una parte all’altra l’accusa di utilizzare i bambini per farsi propaganda. In effetti, una volta, quando i politici erano ingessati e impettoriti e talmente lontani dalla gente da non mostrare mai in pubblico attimi di “normalità”, la scelta di farsi fotografare con un bambino era la classica furbata per diventare simpatico e raccogliere voti fra la gente normale.
Oggi genitori e bambini sono parecchio più svegli e di certo non è sufficien una foto con un bambino per rendere simpatico un politico.
Oggi il rapporto dei bambini con la politica è molto più reale e concreto e spesso sono proprio i bambini a essere dei giudici implacabili. La strumentalizzazione dei bambini, oggi, avviene per vie traverse: non più dai politici quanto dai sostenitori dei politici, che cercano di sfruttare la tenerezza che ispirano i piccoli per creare movimenti più o meno di massa a sostegno di un’idea o di un interesse particolare. Difatti abbiamo visto le manifestazioni di bambini per o contro la scuola.
Io la vedo in un modo abbastanza particolare. Per prima cosa, sono convinta che i bambini debbano poter andare dove vanno loro genitori e che devono crescere con l’idea che chi fa il politico, o sale su un palco a parlare non è un essere inavvicinabile e bravo solo perché è su un gradino invece che sul pavimento. I bambini, per me, possono andare alle manifestazioni politiche senza paure e senza additamenti, ma devono essere rispettate alcune regole, che poi come al solito sono quelle del buon senso. Niente manifestazioni violente, niente posizioni particolari per i più piccoli, ad esempio in cima o in coda alle manifestazioni, ma devo essere tenuti al centro del corteo per evitare magari qualche problema. Devono essere sempre con i loro genitori, che sono gli unici che hanno diritto a chiedere loro di dire uno slogan o sventolare una bandierina. Questo perché a papà o alla mamma, e anche ai nonni, si può dire di "no", con loro si può frignottare e a loro i bambini possono chiedere di andare a casa se si annoiano.
Diciamolo chiaramente: i bambini alle manifestazioni politiche si annoiano se non vi sono delle attività “parallele”. I bambini sono anche in grado di dire a mamma e papà quando è ora di andare a casa. Quindi, un buon movimento che si rivolge alle famiglie sa quanto è importante curare che i suoi eventi siano anche a “misura di bambino”; non per strumentalizzare i piccoli, ma per intrattenerli.
Qualunque genitore sa che se gli interessa la politica deve trovare il modo di intrattenere suo figlio se vuole partecipare attivamente.

La Lega è fatta soprattutto di famiglie, spesso marito e moglie condividono la stessa passione e la stessa voglia di fare, ecco perché, da questo punto di vista, la lega nord organizza sempre, durante i suoi eventi e le feste, lo spazio per i bambini. Non per sfruttare, ma per necessità.