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sabato 28 agosto 2010

Ritorniamo a riflettere un momento sul confronto tra pannolini: il costo dello smaltimento rifiuti

Ne abbiamo parlato anche questa mattina su Radio Padania libera, anche se si è trattato solo di accenni, dopo la lettura e discussione dei commenti del gruppo di mamme pro-pannolini riutilizzabili che è avvenuta nel post precedente,
Secondo me la questione ha dei lati che vanno valutati uno ad uno.
Abbiamo affrontato quello dell’economicità delle scelte dal punto di vista delle famiglie e abbiamo visto che nulla al momento può battere, come prezzo, i pannolini tradizionali in plastica..
Come pensavo, la nostra pediatra, la dottoressa Anna Petraglia, che conduce con me la rubrica “Confetti di Pediatria” è rimasta leggermente perplessa dall’idea di lavare i pannolini a 30° senza disinfettarli abbondantemente,e mi ha promesso che si informerà meglio, ma ha fatto notare che le nostre nonne dopo aver lavato i patelli in acqua quasi fredda ( perché non avevano altro) li mettevano a mollo in acqua e candeggina per disinfettarli, poi li sciacquavano e quindi li stendevano aspettando anche tre giorni prima di utilizzarli di nuovo. Mi ha anche confermato che un po’ di bicarbonato non basta a distruggere i funghi e i batteri che possono annidarsi nel patello. A quel punto non ho parlato dell’idea di scambiare i pannolini fra bambini che siano o meno fratelli. L’avrei scandalizzata (come mi sono scandalizzata io). Comunque riprenderemo la questione igienica, che mi sembra molto importante, in seguito, quando la nostra Anna ci darà dei ragguagli più precisi.

Laura invece ha detto chiaramente che non ci pensa nemmeno ad usare i patelli riutilizzabili perché ha avuto anche tre dei suoi cinque bambini che usavano il patello contemporaneamente e, arrivando a doverli cambiare anche tre volte al giorno e non avendo lavandaie al suo esclusivo servizio, sarebbe stato un inferno e che vedrà invece di informarsi sui patelli alla polenta ( quelli in miter-bi) perché le sono simpatici.

Quello che invece mi interessa molto chiarire è la questione ecologica e ambientale.
Ne faccio un discorso generale dal punto di vista della gestione del rifiuto da parte dei comuni:

Prendiamo i patelli usa e getta tradizionali e diciamo che, se si fa la raccolta differenziata, pur essendo composti di plastica e sporchi di materiale organico, è necessario metterli nel sacco del rifiuto secco ( o, come lo chiamano alcuni, indifferenziato) perché non si riesce a dividere la parte organica e umida, da quella di plastica.
A Milano, dove non usiamo le discariche ma gli inceneritori, la frazione di rifiuto secca è quella che viene bruciata e meno umido c’è in questo tipo di rifiuto più velocemente si raggiunge nel forno del’inceneritore la temperatura ideale in cui non si produce più diossina. Quindi meno rifiuto umido si trova nel cumulo dell’indifferenziato meno si sporcano i filtri per la diossina e meno costi dovrà affrontare per sostituirli; questi minori costi dovrebbero tradursi in un minore costo per il comune di residenza per lo smaltimento del rifiuto indifferenziato. Ovviamente non è un singolo pannolino che crea la situazione, ma trovare il sistema di diminuire la frazione umida apportata all'inceneritore dall’insieme di tutti i patelli usati dai bambini in una provincia può diventare importante per i costi della gestione dei rifiuti di ogni singolo comune.

I rifiuti organici, fra cui ci sono anche i sacchetti di mater-bi che si usano per la raccolta del rifiuto umido, seguono la strada del Compost. Sono cioè trattati in varie maniere per trasformarsi in modo naturale in “terra da coltura” e “concime”. Questo è il posto giusto per la cacca e la pipi dei bambini, che in questo modo rientrerebbe nel ciclo della natura senza creare inquinamenti diventando oltrettutto utile.
Un Comune che riesce ad aumentare considerevolmente la frazione umida del rifiuto che gestisce rispetto a quella secca, vede diminuire  i propri costi e di conseguenza quelli dei cittadini proprio perché il Compost è rivendibile come concime ( lo ripeto: dopo un trattamento).
Considerato il numero di patelli che si possono usare in un Comune, trasformare questa tipologia di rifiuto da secco a umido diventa davvero un “ottimo affare”.
Ed ecco il perché del mio interesse nei confronti dei pannolini in mater-bi di mais ( cioè i patelli alla polenta) altamente biodegradabili.
Da quello che ho capito dai siti internet che se ne occupano, la biodegradabilità di questo genere di pannolini va, al momento, dal 95% al 100%, percentuale che è equiparabile a quella del legno, che in una certa parte tende a fossilizzarsi, invece che a “sciogliersi” nel compost.

La riflessione che invece chiedo alle mamme pro-pannolini riutilizzabili, è sul modo in cui devono essere buttati i pannolini che utilizzano loro. Chiaramente, una volta che non si possono più riutilizzare per i troppi lavaggi e per i troppi riutilizzi questi pannolini vanno buttati nella frazione secca, e quindi inviati all’inceneritore. E vero che non essendo buttati quando contengono parti di materiali umidi non danno problemi di abbassamento della temperatura all’interno del forno (stiamo sempre parlando di grandi numeri), ma è anche vero che non è possibile riutilizzarli fino in fondo come invece succede con quelli usa e getta fatti con il mater-bi.

Mettendo sui piatti della bilancia i costi e i benefici fra pannolini “usa e getta” di mater-bi e pannolini riutilizzabili in plastica e cotone, mi sembra che la bilancia penda ancora molto a favore dei pannolini “usa e getta” di mater-bi, e che ai Comuni converrebbe di più incentivare l’utilizzo dei pannolini biodegradabili piuttosto di quelli riutilizzabili, anche perché l’operazione avrebbe molte più probabilità di riuscita visto che le mamme sono molto più ben disposte nei confronti degli “usa e getta” e si potrebbe intervenire con dei semplici sconti sulla Tarsu o sulla Tia (la tassa che serve ai comuni per pagare lo smaltimento dei rifiuti) tramite il regolamento comunale. Invece, un finanziamento fatto con un capitolo di bilancio ha bisogno di una entrata corrispondente e può essere solo di una grandezza determinata dalla disponibilità del bilancio comunale stesso, quindi potrebbe non essere sufficiente per tutti i richiedenti, se l’iniziativa ha successo.

mercoledì 25 agosto 2010

Pannolino, quanto mi costi...

Molto spesso pensiamo che la comodità di un pannolino per bambini usa e getta sia insostituibile. Il tempo di cambio del bimbo è minimo, i carichi di lavatrice diminuiscono, e nessuno da anni usa più ciripà e triangolini con relativa difficoltà a trovarli. I pannolini usa e getta con le mutandine di plastica sono stati una grande invenzione ma è anche vero che ora come ora potrebbero essere agevolmente superati e si potrebbe tornare ai pannolini riutilizzabili oppure si potrebbero usare dei pannolini usa e getta biodegradabili.
Più che un discorso ecologico, che è comunque importante, voglio provare ad affrontare il peso economico che ha il consumo di pannolini sulle famiglie e se per le famiglie vale economicamente la pena di fare le "ecologiste": i pannolini in realtà son venduti a peso e non a numero, il prezzo di una scatola tende a rimanere identico anche quando aumenta la taglia del bambino però diminuisce la quantità di pannolini contenuti in una scatola. E' un problema di cui già parlammo come Associazione Orsetti padani quasi 8 anni fa durante un servizio televisivo di Telepadania e pare che oggi non sia cambiato ancora molto.
Ogni bambino consuma in un anno dai 1700 ai 2000 pannolini che moltiplicati per un prezzo basso di 0,15 centesimi a pannolino, il prezzo più basso trovato in nei negozi online in internet, fa dai 255 ai 300 euro all’anno di spesa per ogni bambino.
Di sicuro a vederlo scritto così fa spavento.
Ora vorrei confrontare il costo con altre due tipologie di pannolini: quelli riutilizzabili e quelli di mais. Premettiamo che i pannolini riutilizzabili sono un bene per l’ambiente e ancora di più lo sono i pannolini di mais che sono completamente biodegradabili e antiallergici (se per farli si usa il mais non ogm, perché sul mais ogm non mi pronuncio). Dalle notizie raccolte nella rete un pannolino lavabile costa mediamente 10 euro al pezzo ( si proprio 10 euro a pannolino) e per seguire la crescita di un bimbo nel primo anno di vita ne servono circa 60 suddivisi in tre taglie. Il costo è di circa 600 euro in un anno cui va aggiunto il costo dei numerosi carichi di lavatrice in più.
Ho cercato quindi una serie di pannolini in mater- bi cioè fatti con il mais, come i sacchetti della spesa: devo dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla energia che ci mettono le ditte nel fare degli ottimi prodotti, il più degradabili possibile (arrivano al 95% e più) e il più assorbenti possibile. Il costo però anche in questo caso è abbastanza pesante: 0,33 euro a pannolino cioè circa 500 euro l’anno.
Purtroppo, con questo confronto, l’ecologia sembra proprio un lusso per ricchi e così sono andata a rivedere i costi dei pannolini tradizionali nel supermercato più caro che conosco e per quanto abbia cercato non ho trovato pannolini per bambino sotto l’anno che superassero i 0,24 euro a pannolino mentre le medie sono tra gli 0,17 euro e i 0,20 euro.
Sinceramente sono delusa: nei pannolini di mais speravo proprio, più che in quelli lavabili che mi paiono invece una vera mania per danarosi protettori della natura che possono anche permettersi una colf solo per lavare i pannolini.
Vedevo già diminuire il costo della tassa sulla pattumiera sia per i comuni sia per i cittadini, e poi immaginavo che si potesse risparmiare anche su quelli da usare per gli anziani e per le donne, ma se i costi rimangono questi sarà molto difficile che i pannolini di mais possa essere una alternativa valida, a meno che non si riesca a interessare abbastanza persone al problema e che si riesca, con un consumo maggiore, a far diminuire il prezzo finale del pannolino, seguendo al legge della domanda e della offerta, o a trovare il modo di far risparmiare le famiglie su un'altro aspetto.
Ricordiamo infatti che quando si fa la raccolta differenziata il pannolino di plastica va messo con tutto il suo contenuto nella frazione secca (anche se in parte , una volta usato, è a contenuto biodegradabile) mentre un pannolino di mais andrebbe inserito nella frazione umida, con conseguente possibilità di inserirlo nel ciclo dei Compost…
Dai, pensiamoci su, come possiamo far a far diventare il pannolino di mais economicamente valido per le famiglie? Non si potrebbe studiare nei comuni uno sconto sulla tassa rifiuti per chi usa pannolini biodegradabili?