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giovedì 31 ottobre 2013

Buon Samonios e Buona festa dei Santi e dei Morti ( che sono poi la stessa cosa) a tutti!

Sono tremendamente in ritardo. Non mi piace cercare scuse ma confesso di essere stata tentata di dire che ho aspettato a pubblicare il post fino alla notte del 31 ottobre per poter fare una bella descrizione dei significati della notte di Samonios. Non è così. Sono proprio in ritardo perchè la settimana è stata lunga e difficile e non ho avuto tempo per pubblicar il post e il video della trasmissione.
Come vedete le registrazioni Youtube delle trasmissioni di Rpl sono tornate online. Diventiamo sempre più bravi. Anzi, lo diventano i registi che ora hanno un compito in più oltre a seguire le trasmissioni di Radio Padania.
Vorrei raccontare perché questa settimana è stata difficile: sono successe due o tre cose che mi hanno creato problemi. La prima e più importante è che lunedì sono dovuta andare al mio paese, Santa Lucia di Quistello, in provincia di Mantova a vedere come sta la mia zietta, che vive lì e stà affrontando da sola tutti i disagi del terremoto che ha colpito anche la nostra casa di famiglia
Ve lo dico adesso e lo dirò anche settimana prossima anche se non è proprio un argomento da Orsetti padani: noi mantovani continuiamo a pagare le accise della benzina con la quota per il terremoto del Belice, ma per le nostre case lo stato italiano ha fatto meno di niente, non un soldo, non un finanziamento. Una cosa che grida guerra e offende profondamente. Se non lo avessi già saputo da 25 anni, dopo questa esperienza sarei certa dell'ingiustizia profonda dell'esistenza dello stato italiano.

Poi c'è un'altra cosa che questa settimana mi ha creato qualche guaio, anche se certamente non allo stesso livello di preoccupazione e arrabbiature che mi hanno procurato le vicende legate al terremoto mantovano.
Dallo scorso luglio i giornali della mia zona hanno cominciato a pubblicare una falsa notizia di una mia ( falsa) espulsione dalla Lega nord...
Ovvio che la cosa mi ha fatto molto arrabbiare: so di avere delle debolezze. Una di questa è quella piccola tesserina da som della lega nord che ho da 14 anni e mezzo. Persino il momento in cui mi è stato chiesto di entrare a far parte dei soci attivi della lega, nel 1998, è impresso nella mia mente. Ero già una delle mamme degli orsetti padani e la politica non mi piaceva, ma la lega nord mi aveva conquistata sin dal 1990, perchè vi trovavo persone che avevano il mio stesso modo di pensare e di vedere.
Quindi , quando me lo chiesero, con un giro di parole del genere " Senti, sappiamo che sei negli orsetti padani, che collabori con Radio Padania, partecipi sempre a tutte le manifestazioni e alle iniziative, ma non sei tesserata. Posso chiederti come mai? forse è una scelta....
" Come mai? Non lo so, nessuno me lo ha mai chiesto"
" E se ti proponessi di fare la tessera da militante? non ti sentire obbligata, ma se fai così tanto, perchè non tesserarsi?
Ceto che voglio la tessera: cosa devo fare per essere militante?
" compilare questa domanda"
Presa compilata e consegnata.
"Ecco fatto. quando mi dai la tessera?
Ci misero quasi un anno a passare la mia militanza, seguendo tutte le regole: nemmeno quelli erano momenti facili. Finalmente nel novembre del 1999 ebbi la mia tesserina e ne sono sempre stata particolarmente orgogliosa.
Insomma, ve lo dico semplicemente.
Se qualcuno tocca la mia tessera, lo fulmino. E' la mia debolezza. Sono affezionata a quei cartoncini.
E i giornali mi hanno fatto arrabbiare.
E siccome pare che da arrabbiata io sia particolarmente buffa, Il nostro regista Roberto Colombo ha voluto darmi una mano testimoniando che, eh beh, sono ancora qui e ancora con la mia tessera Som Lega nord pura e senza macchie.

Adesso però ascoltate la trasmissione in cui parlo delle nostre iniziative di mamme e papà padani e Buon Samonios a tutti!

lunedì 21 ottobre 2013

Gli orsetti Padani sul diritto di cittadinanza dei bambini (lo ius solis)

Da questo sabato sono ripresi gli Hangout di RPL ma solo nel pomeriggio, quindi la pubblicazione delle registrazioni di Maramao sarà la prossima settimana. Questo sistema per trasmettere è molto interessante, apre la strada ad un oceano di redazioni differenti e di voci particolari. Un computer un tablet e una connessione internet e la nostra Radio Padania, oltre alle telefonate degli ascoltatori, potrà gestire decine e decine di redazioni differenti sparse per tutta la Padania.
Devo ammettere che trovo la questione molto intrigante. Fa venir voglia di lavorare.
Parliamo ora però della puntata di Maramao di sabato 19 ottobre, che si è incentrata su alcuni argomenti piuttosto importanti peri genitori padani e su alcune notizie.
Essere mamma e papà non  limita la vita e le prospettive ma le amplia: solo che certe volt , quando ci si muove con i bambini bisogna fare i conti con una società fatta per gli adulti oppure con iniziative esclusivamente a misura di bambino. Non è il modo giusto. Quando una famiglia con bambini deve decidere come passare il tempo insieme deve trovare qualcosa che  soddisfi tutti, grandi e bambini. Anche quando ci si interessa di politica, che normalmente è considerata una questione per adulti, deve esserci l'attenzione alle famiglie con i bambini. Per questo l'associazione Orsetti padani tormenta, in senso buono, le sezioni della lega nord, perché, quando organizza feste e  iniziative, tenga conto anche della presenza di mamme papà che vogliono portare con sé i bambini.
Gli orsetti padani propongono alle sezioni della lega nord uno scambio equi. Noi Orsetti padani facciamo grande pubblicità alla festa, tramite Radio Padania e tutti  in nostri mezzi, ma in cambio mettete un gazebo, un piccolo spazio, durante la festa, in cui i bambini possano divertirsi conoscersi giocare, disegnare. Uno spazio Orsetti padani.
Si può andare dall'organizzare lo spazio per il castello gonfiabile, che è la passione dei più piccoli fino ad una postazione del progetto "facciamo cambio?" che è un po' più impegnativo ma molto coinvolgente. Non c'è il realtà bisogno di grandi cose. Ad esempio si può organizzare un piccolo concorso di disegno, per gioco, in cui i bambini, utilizzando il retro dei manifesti vecchi della lega nord, possono disegnare quello che vogliono.
La sezione della Lega Nord di Sotto il Monte, in provincia di Bergamo, ha accettato questo scambio e buona parte della trasmissione è stata dedicata alla festa.

Abbiamo poi affrontato un tema piuttosto importante. La lega nord di Treviso ha rifiutato di concedere la cittadinanza onoraria ai bambini stranieri, ed è stata attaccata molto duramente.
Bene noi come associazione Orsetti padani, siamo perfettamente d'accordo che in nessun modo deve essere data la cittadinanza italiana ai minori di 18 anni, nemmeno quella onoraria, che oltretutto è anche una presa in giro
La motivazione è molto semplice. La carta di diritti del fanciullo stabilisce che non si possono portare via i bambini ad un popolo.Togliere i bambini ai genitori, a meno che non si sia in presenza di un grave problema di abusi è un crimine contro l'umanità. Dare la cittadinanza ai bambini stranieri prima che abbiano l'età per scegliere consapevolmente qual'è il loro interesse e dove vogliono vivere è un abuso contro di loro e un crimine contro il loro popolo.
Inoltre esistono dei gravi problemi pratici: se un bambino è cittadino italiano avrà un giudice tutelare, al posto dei genitori, non potrà essere inserito sui passaporti dei genitori e se i suoi genitori vogliono tornare al loro paese, anche solo per una vacanza, dovranno abbandonare qui il loro figlio perchè se lo portassero con loro commetterebbero il reato di sottrazione di minore.

Piuttosto che cercare di distruggere le famiglie con atti che sono contrari a qualsiasi principio morale, il governo, la sinistra  in generale e tutti quelli che sostengono la tesi dello ius solis, dovrebbero darsi da fare e far funzionare il sistema delle pratiche burocratiche per ottenere la cittadinanza da parte di persone che hanno pieno diritto di averla perchè regolari, perchè qui da moltissimi anni e perchè rispettano le leggi. Invece, più di una volta mi sento dire da persone che ottenere la cittadinanza italiana seguendo le regole è difficilissimo perché gli avocati chiedono moltissimi sodi per istruirla, perchè a Roma perdono le pratiche, perchè ogni momento ci sono nuove richieste di documenti costosissimi  e inutili, e oltretutto non esistono uffici in cui consegnare le pratiche se non a Roma o a Genova. Il culmine della esasperazione lo ha raggiunto una persona che mi ha raccontato che non le hanno accettato la pratica inviata per posta certificata dello stesso governo.

Insomma, la situazione è come al solito fantascientifica: le persone oneste che vogliono ottenere la cittadinanza italiana perché ci tengono sono vessate dallo Stato prima ancora di cominciare ad essere italiani e chi invece si comporta disonestamente ottiene regali e facilitazioni.
A questo punto dico agli stranieri onesti, specialmente ai bambini, che non capisco perché mai dovrebbero voler essere italiani. Io farei di tutto pur di liberarmi della cittadinanza italiana e avere solo quella della Padania. Piuttosto, cerchiamo di costruire uno Stato che si comporti in modo logico e sereno e che la smetta di inventarsi certe stupidaggini come lo ius solis.
Buona Padania a tutti.



lunedì 6 settembre 2010

La politica e i bambini.

Ogni tanto i politici si lanciano da una parte all’altra l’accusa di utilizzare i bambini per farsi propaganda. In effetti, una volta, quando i politici erano ingessati e impettoriti e talmente lontani dalla gente da non mostrare mai in pubblico attimi di “normalità”, la scelta di farsi fotografare con un bambino era la classica furbata per diventare simpatico e raccogliere voti fra la gente normale.
Oggi genitori e bambini sono parecchio più svegli e di certo non è sufficien una foto con un bambino per rendere simpatico un politico.
Oggi il rapporto dei bambini con la politica è molto più reale e concreto e spesso sono proprio i bambini a essere dei giudici implacabili. La strumentalizzazione dei bambini, oggi, avviene per vie traverse: non più dai politici quanto dai sostenitori dei politici, che cercano di sfruttare la tenerezza che ispirano i piccoli per creare movimenti più o meno di massa a sostegno di un’idea o di un interesse particolare. Difatti abbiamo visto le manifestazioni di bambini per o contro la scuola.
Io la vedo in un modo abbastanza particolare. Per prima cosa, sono convinta che i bambini debbano poter andare dove vanno loro genitori e che devono crescere con l’idea che chi fa il politico, o sale su un palco a parlare non è un essere inavvicinabile e bravo solo perché è su un gradino invece che sul pavimento. I bambini, per me, possono andare alle manifestazioni politiche senza paure e senza additamenti, ma devono essere rispettate alcune regole, che poi come al solito sono quelle del buon senso. Niente manifestazioni violente, niente posizioni particolari per i più piccoli, ad esempio in cima o in coda alle manifestazioni, ma devo essere tenuti al centro del corteo per evitare magari qualche problema. Devono essere sempre con i loro genitori, che sono gli unici che hanno diritto a chiedere loro di dire uno slogan o sventolare una bandierina. Questo perché a papà o alla mamma, e anche ai nonni, si può dire di "no", con loro si può frignottare e a loro i bambini possono chiedere di andare a casa se si annoiano.
Diciamolo chiaramente: i bambini alle manifestazioni politiche si annoiano se non vi sono delle attività “parallele”. I bambini sono anche in grado di dire a mamma e papà quando è ora di andare a casa. Quindi, un buon movimento che si rivolge alle famiglie sa quanto è importante curare che i suoi eventi siano anche a “misura di bambino”; non per strumentalizzare i piccoli, ma per intrattenerli.
Qualunque genitore sa che se gli interessa la politica deve trovare il modo di intrattenere suo figlio se vuole partecipare attivamente.

La Lega è fatta soprattutto di famiglie, spesso marito e moglie condividono la stessa passione e la stessa voglia di fare, ecco perché, da questo punto di vista, la lega nord organizza sempre, durante i suoi eventi e le feste, lo spazio per i bambini. Non per sfruttare, ma per necessità.

giovedì 12 agosto 2010

Il leghismo: ultimo post di presentazione.

Sono sempre stata attratta dal sogno autarchico in relazione all’economia domestica.
Orto, galline, vestiti fatti in casa, girare in bicicletta, pianificare e organizzare la casa e la famiglia secondo metodi anticonsumistici, con poca plastica e tanta natura.
E’ una idea che mi affascina: utilizzare l’intelligenza moderna e produrre un reddito che non abbia a che fare con il mercato. Adoro anche il semplice baratto.

Il mio reddito più importante per gli anni in cui ho allevato i miei bambini è stato il risparmio organizzato. E’ una cosa di cui sono molto orgogliosa. Da buona cittadina sono partita credendo che ci fossero solo tre specie di animali che volavano, i passeri, le mosche e le zanzare e in un paio di anni in campagna sono arrivata a conoscere le migliori metodologie di agricoltura biologica: facevo innesti, talee, margotte, semine, preparavo il compost, e i decotti di ortica (che raccoglievo da sola) per creare degli fitostimolanti naturali, concimavo e aravo e utilizavo gli insetti per la lotta biologica alle malattie. Avevo un orto talmente curato e produttivo da suscitare la gelosia di mio marito che mi diceva: “ti occupi più dell’orto che di me”.

Nello stesso modo ho imparato a cucire; sono partita sapendo a malapena cosa fosse un ago e ho fatto abitini romantici per mia figlia fino a che non ha compiuto i 13 anni, quando ha deciso che preferiva un look heavy metal da maglietta stampata; ho imparato ad usare la macchina per cucire, ho fatto un minicorso di sartoria e ancora adesso, quando trovo il pezzo di stoffa giusto, mi faccio gli abiti, compresi i pantaloni e nessuno nota che sono fatti in casa se non lo dico io.

Ho arredato la casa con l’arte del recupero: so carteggiare, inchiodare, verniciare, montare cornici, e anche frugare nei mercatini dell’usato e dei robivecchi fino a trovare gli oggetti che, trasformati nel modo giusto, possono soddisfare il mio senso estetico e pratico. Nella cura della casa ho imparato tutti i trucchi per non spendere e ottenere il massimo del pulito con poco sforzo. Persino il mio aspirapolvere non ha i sacchetti di carta, ma va ad acqua.

Di tanto in tanto usavo anche le mie conoscenze professionali (sono direttore tecnico di agenzia turistica) per arrotondare quella che era la mia vera ricchezza.


Mentre stavo costruendo il mio mondo economico e coltivavo l’amicizia con le altre madri altrettanto autarchiche che vivevano vicino a me, un bel giorno del 1989 entrai in casa della mia mamma e ci trovai un enorme distintivo della Lega Lombarda.

Era davvero enorme, almeno mezzo metro di diametro, e campeggiava sull’anta del mobiletto scolapiatti sopra il lavandino della cucina. Impossibile non vederlo e non considerarlo. Era chiaro che mia mamma aveva qualcosa da dirmi.

Fino a quel momento, della Lega Lombarda sapevo solo quello che dicevano i giornali del tempo: “ un gruppetto esiguo di razzisti di Varese che l’avevano a morte con i meridionali”. Però la mia mamma era stata ad un incontro pubblico con Bossi e ne era uscita con quell’adesivo e con una combattività e una forza che non mi sarei mai aspettata da lei che era una catechista e sicuramente non era mai stata, né sarebbe mai stata, razzista.

Mi fece un comizio di quasi quaranta minuti dal quale maturai l’idea che dovevo assolutamente sentire cosa avevano da dire questi leghisti.
Ci volle un anno prima che io e mio marito riuscissimo a trovare il gruppo di leghisti più vicino a casa. Li trovai proprio nel mio paesino. Erano lì da un tre o quattro anni e non li avevo mai notati tanto facevano i carbonari. Nel 1990 firmammo la prima tessera della Lega Nord Lega Lombarda, intestata a mio marito. Poi, io e lui andammo, con i bambini al seguito, a sentire parlare Bossi e capii che io ero sempre stata una leghista ma non lo sapevo.

Cosa mi aveva colpito di Bossi al punto da riconsiderare il fatto che a me i politici non piacevano?
C’erano moltissime cose: innanzi tutto ce l’avevano tutti a morte con lui. Il potere politico che tanto odiavo e che cercavo di sfuggire facendo la mamma autarchica gli si scagliava addosso in un modo talmente violento che lo avrebbe reso interessante anche se non avesse avuto niente da dire.
Gli slogan che lanciava non avevano le rime, non erano studiati a tavolino, ma erano il grido libero di una persona normale che non ne può più.
Niente abiti da fighetto; ti diceva che le ingiustizie in cui non si riusciva neppure a capirne la genesi erano fatte apposta.
Man mano che lo sentivo parlare ogni cosa prendeva un senso, persino la mia rabbia e la mia ribellione.
Non vi dico che seguisse un filo logico, nei comizi. Certe volte, anzi, non riuscivo nemmeno a capire che relazione ci fosse fra le diverse parti dei suoi discorsi. Però mi bastavano 4 o cinque delle frasi che diceva per capire dove volesse andare a parare, cosa stava succedendo e cosa si sarebbe dovuto fare.

Quindi la mia ribellione al sistema italiano che si era concretizzata nel ritiro autarchico e campagnolo aveva finalmente trovato un sfogo e da ribelle casalinga sono diventata una ribelle militante.

Poi è arrivato il 1996 con la dichiarazione di indipendenza della Padania, che è stato il giorno più importante della mia vita dopo quello della nascita dei miei figli e quello del matrimonio, e nel 1998 la nascita degli Orsetti Padani.

Ecco questo passo è andato così: avevo litigato con le insegnanti dei miei figli perché colpevolizzavano i bambini per le scelte politiche dei genitori. Al secondo episodio finì in baruffa e proprio in quel momento sul Sole delle alpi, il mensile della Lega Nord che usciva allora in edicola, una mamma che aveva i miei stessi problemi pubblicò il suo numero di telefono. La chiamai, la settimana dopo ero diventata la referente degli orsetti padani per la provincia del Ticino e nel 2001 la presidente della associazione Orsetti padani, mi presentai alle elezioni del consiglio di istituto della scuola dei miei figli e fui eletta. La prima battaglia fu sui crocefissi (volevano toglierli dalle aule), e da quel momento in poi, a scuola, le cose cambiarono parecchio.

martedì 10 agosto 2010

Il diploma, l’università, il matrimonio.


Dopo aver deciso che preferivo non aver a che fare con i politici ero sempre decisa a cambiare il mondo scrivendo, possibilmente diventando giornalista. Credo che la mia idea di voler fare la giornalista dipendesse ancora molto dall’individualismo giovanile, ma mi diplomai e mi iscrissi alla università cattolica di Milano facoltà di economia e commercio. Perché non giornalismo? Non lo so, però ero bravissima in ragioneria ed economia e l’argomento mi piaceva davvero tantissimo. Sarò sincera: non credevo che mi servisse fare una scuola di giornalismo perché sapevo già scrivere. Eh, non c’è nulla di più bello della vanagloria dei venti anni; il mondo è tuo e nessuno riesce a metterti il dubbio che forse devi imparare qualcosa. Per me, imparare significava solo leggere, assimilare e sapere.

Però nel giro di un paio di anni mi ero sposata con l’idea che, comunque, io super woman, mi sarei laureata anche avendo dei bambini.

Diciamo che la mia vita è segnata da un certo numero di botti di testa contro i muri che mi hanno fatto cambiare direzione. Al secondo bambino capii che ci avrei messo un po’ a laurearmi. Intanto però avevamo stabilito che un piccolo paese, vicino al lavoro, era meglio di ogni altra cosa per allevare dei bambini mantenendo un po’ di libertà.

Nel prossimo post il primo incontro con la Lega nord e con Umberto Bossi.



Il primo approccio con la politica


La politica per me non era il male, ma i politici erano degli esseri lontani dalla gente che non capivano nulla e che non servivano a nulla. Solo della gente costosa e odiosa. Questo era il mio inappellabile giudizio di diciottenne. "tanto, pensavo, le cose vanno meglio quando il governo non c’è di quando c’è". In effetti, in qquegli anni c’erano governi che duravano quindici giorni intervallati da lunghe crisi di governo in cui, per l’appunto, nessuno faceva nulla e le cose funzionavano meglio di quando il govero c’era.
Non posso dire di essere stata di sinistra o di destra, ma ero un pochino ciellina.
Si, frequentavo Comunione e Liberazione, l’oratorio e iniziavo a occuparmi di politica sociale.
Il rapporto con CL si fermò il giorno della prima candidatura di Formigoni alle elezioni politiche.
Non approvavo che un esponente di un gruppo religioso si candidasse alle elezioni sfruttando il voto giovanile di chi lo aveva seguito?
No, niente di così profondo.
Semplicemente, c'era la Milano da bere, c’era Craxi che faceva una pubblicità seduto sulle casse dei supermercati, tutto sfavillante, pieno di slogan con le rime, tra cene e feste, (le odierne caste, al confronto con i politici di allora, sembrano dei bimbi innocenti) mentre intorno a me c’era un disastro di poveri e di crisi.
Il gruppo di sostegno di Formigoni del mio paese decise di appendere uno striscione con uno slogan proprio stupido. Diceva, me lo ricordo ancora: “se sei un tipo aperto, vota per Roberto, se porti i pantaloni vota Formigoni”.
Mi incavolai, e per dispetto decisi di votare per il candidato che avesse speso meno per la campagna elettorale.
Scelsi un tipo, un certo La Capra, mai visto ne conosciuto, del psdi ( non sapevo nemmeno che partito fosse e cosa volesse), che faceva mini spot alla mattina alle sei in una radio locale.
Se non era quello che aveva speso meno sicuramente era fra i 10 più parsimoniosi.
Non fu eletto, per fortuna, perché qualche anno dopo fu infilato nell’indagine sul suicidio di un carabiniere oberato di debiti con degli strozzini.
Meno male che ora, dopo anni, c'è l'obbligo di dichiarare quanto di spende per le elezioni sia in preventivo che in rendiconto, e c'è anche un tetto di spesa massimo.


Primo post di presentazione

Ecco cosa può capitare alle mamme come me, quelle che s’impegnano con la politica, con il sociale, che si occupano di comunicazione e della famiglia. L’abitudine ad essere il più impersonale possibile, a dare poco peso alle proprie opinioni e ad ascoltare quelle degli altri, le fa diventare completamente astratte.
E' colpa di una frase professionale: “ricorda che alla gente non importa chi sei né quello che pensi tu. Per farti leggere o ascoltare devi sapere cosa pensano gli altri”.
Ecco, io credo di aver rispettato questa regola all’estremo. Nonostante io sia un’incontenibile chiacchierona dubito che ci sia qualcuno in giro che sappia quale è il mio colore preferito.
Va bene, so che tutti quelli che mi conoscono lo danno per scontato, il verde padano. Non vi dirò se è vero oppure no, certamente al verde sono affezionata, mi commuove il sole delle Alpi, ma i vestiti nel mio armadio sono prevalentemente di un altro colore.
E così, a forza di ascoltare e di ragionare su quello che ascolto, non ho nemmeno pensato a parlare di me sul blog che amministro.
Ho iniziato con le lamentele e con i consigli ai genitori. Proprio come faccio a radio Padania libera il sabato mattina.
Credo siano anni che non utilizzo la particella “io” quando scrivo o parlo.
Comunque, rimediamo.
Ecco qua.
Ciao a tutti, sono Ilaria Maria Preti, ho 47 anni e non so come ci sono arrivata. Un giorno ho compiuto 40 anni e il giorno dopo ne avevo 47.
Di me dicono che non dimostro la mia età: per forza, non me la sento. Faccio fatica anche io a rendermi conto di avere quasi 50 anni. Se dovessi darmi una età, direi che ho 30 anni. Cioè un’età all’inizio della maturità. L’età in cui le donne in carriera cominciano ad avere successo. Invece io a 30 anni ero occupata ad accudire due bambini e un marito, mi occupavo dell’oratorio del mio paese e avevo appena iniziato a frequentare la Lega Nord, che allora era ancora molto Lega Lombarda. Erano anni in cui si guardava la Lega con sospetto, ma io ero troppo curiosa e troppo ribelle per non esserne attratta.


sabato 7 agosto 2010

Il primo post del blog

Ed eccomi qui a cercare un nuovo strumento per poter condividere la mia esperienza di mamma leghista, più o meno impegnata in politica, e anche un'altro migliaio di cose. Perché mai fare un blog dopo aver fatto il sito dell'associazione Orsetti padani e il forum? Ah, non lo so, probabilmente perché sono curiosa come tutte le mamme,e volevo vedere come funzionano i blog, e probabilmente anche perché una volta che i bimbi sono cresciuti tutta l'esperienza acquisita rimane lì, ad aspettare di essere riutilizzata quando diventerai nonna, e con la piena consapevolezza che per allora sarà completamente obsoleta. E' un gran spreco e io odio gli sprechi. Ecco quindi i motivi del blog.
Eppoi c'è bisogno di poter parlare e raccontare di bambini e di quello che si passa quando si è genitori, ci sono tante storie tante idee e tanti pensieri da condividere.
Ma non solo questo: certe volte ci si vuole anche liberare dall'etichetta di mamma e pensare a qualcosa di diverso, ricordarsi che si è anche persone. Nel periodo in cui si hanno i bambini che obbligano a pensare prima alle esigenze degli altri si finisce per dimenticare che anche noi mamme abbiamo le nostre esigenze i nostri interessi e che queste non necessariamente riguardano i pannolini e le pappine.
Poi? cosa manca? qualche consiglio, qualche riflessione, e la speranza di trovare dei lettori (altrimenti perché scrivere?)
Sicuramente qualche sciocchezza la scriverò, quindi cercherò anche chi mi criticherà, oltre a chi si divertirà a leggere quello che scrivo e vedremo di entrare in questo mondo che per me è ancora molto sconosciuto, dei blogger.
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