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lunedì 18 novembre 2013

Un punto di vista su affidamento e adozioni ai gay

Durante la trasmissione degli Orsetti padani su radio Padania Libera di questa settimana abbiamo affrontato, con chi ascoltava Maramao, due argomenti difficili: uno era ancora la stramberia di numerare i genitori 1 e 2 di cui avevamo già parlato ma che è tornata un'altra volta di moda perché una scuola si è vantata di usare il sistema da anni.
A me la questione fa un po' ridere perchè, persino quando ero piccola io, sui libretti delle assenze c'era scritto in due righe diverse "firma del genitore o di chi ne fa le veci". Non vi è nulla di strano nè di particolare. L'unica cosa ridicola e cercare di trasformare una dicitura comune in un momento di lotta per un diritto.
E' un po' come se si facesse un lotta per ottenere gli assegni familiari ( esempio che faccio a caso) e poi quando qualcuno fa notare che ci sono già, ci si mettesse a gridare:" Abbiamo vinto"
Viene da ridere.
La cosa però non deve degenerare perché la faccenda del genitore 1 e genitore 2 sembra aprire la strada alla possibilità di continuare la numerazione, e questa è una cosa che non va bene. Ci sono alcuni infatti che cercano la possibilità di condividere la patria podestà di figli avuti da un primo matrimonio con un secondo compagno o compagna.
Sia che la motivazione sia inconsapevole o meno,il risultato sarebbe uguale: porterebbe all'esclusione di fatto del genitore non convivente dalla vita dei figli, a favore di un genitore numero 3 che ne prenderebbe di fatto il posto.  Insomma, quello cui sono contraria è il numero tre: cioè che un bambino si trovi ad avere legalmente tre genitori con patrie podestà condivise e questo vale sia per le coppie gay, ma soprattutto per le coppie etero di fatto, in cui magari dei genitori separati e che formano una nuova coppia tentano di estromettere il genitore non più convivente dalla vita dei figli, sostituendolo con il nuovo compagno.

Riguardo al secondo argomento ho un mio modo di vedere forse più articolato rispetto al tema generale e magari anche originale. So che un mio difetto è la caccia al particolare, ma credo che sia importante sottolineare alcune cose.
Sia chiaro, sono contraria all'adozione generica da parte delle coppie gay, ma lo sono anche per quella da parte delle coppie etero troppo anziane o che desiderano troppo intensamente un figlio, sono anche abbastanza contraria a trasferire i bambini da un posto all'altro ( nel caso dell'adozione internazionale) se non in casi particolari, o quando sono molto piccoli. 
Sono fermamente convinta che l'adozione debba essere fatta su misura del bambino, e non su misura dei genitori e che la nuova situazione deve essere il più vicina possibile a quella della vecchia famiglia. A parte casi particolari, i bambini dovrebbero essere adottati da parenti, o dai padrini del battesimo e della cresima, se i genitori erano religiosi. Insomma devono rimanere nella loro cultura e nel loro ambiente, se questo gli garantisce l'affetto di cui hanno bisogno. E se fra parenti dei genitori ci sono dei gay, uno zio o una zia, cui il bambino vuol bene e che vogliono bene a quel dato bambino, non ci sono controindicazioni, una volta che il tribunale, come fa in tutti i casi di affido e adozione (in qualsiasi situazione), ha controllato che dal punto di vista morale e di vita sia tutto in ordine.

Dell'Affido invece vorrei dire che che bisogna sempre ricordare che non è l'adozione; anzi, se si sceglie e si diventa genitori affidatari, cioè coppie o famiglie che danno al loro disponibilità ad accogliere dei bambini la cui famiglia è temporaneamente in difficoltà, non si può essere famiglie che chiedono l'adozione.
C'è una enorme differenza fra l'affidamento pre-adottivo e l'affidamento temporaneo . Chi fa da famiglia affidataria temporanea, rinuncia consapevolmente alla possibilità dell'adozione nell'interesse delle famiglie dei bambini. 
Anche gli affidi si fanno prima in famiglia e solo quando si sono escluse tutte le possibilità di restare all'interno dei  rapporti e legami,ci si rivolge a delle famiglie estranee. IL motivo è sempre lo stesso, cercare di evitare ai bambini situazioni traumatizzanti e permettere loro continuare la loro vita in modo che i problemi dei genitori siano il meno influenti possibile sulla loro crescita. Quindi una coppia gay, se fa una vita adatta ad ospitare seguire temporaneamente un bambino e se il legame con la famiglia di origine è tale per cui il bambino si sente al sicuro con loro, non ci sono controindicazioni a priori al fato che abbiano il bambino in affidamento. 
Questo però non rende la coppia gay adatta a diventare affidatari, cioè una di quel gruppo di estranei cui sono affidati i bambini che non hanno trovato all'interno dl loro alveo parentale qualcuno in grado di accoglierli.

Io non so bene cosa sia successo a Bologna al di là di quello che è stato scritto da giornali o dai media delle associazioni gay che hanno pensato di dar risalto al fatto che un bambina sarebbe stata data in affidamento temporaneo a una coppia gay.

Questo non l'ho detto durante la trasmissione, però lo dico adesso. Il fatto è stato divulgato e giustamente ha avuto le risposte che tale divulgazione meritava, ma è stato un gravissimo errore. I motivi sono molti: un di questi è che, se le cose sono andate come sono state raccontate, se per quella data bambina era stata trovata una soluzione soddisfacente e non traumatizzante affidandola a degli amici di famiglia gay, ora dopo il clamore il giudice potrebbe ripensarci, perché la bambina sarà identificabile e perché parleranno di lei. Quindi la diffusione della notizia si tramuterà in ogni caso in un danno per la bambina. 
Un altro motivo è che la notizia ha scandalizzato moltissimo perché spiegata male, e ora tutti pensano che i giudici siano matti. Soprattutto lo penseranno quelle persone che sono in attesa di essere giudicate idonee all'adozione. 
Quindi questa notizia danneggerà anche loro e il rapporto di fiducia che deve instaurarsi fra tutti quelli che collaborano alla riuscita di una adozione, che come si è già detto non è una cosa facile e può anche fallire.

lunedì 21 ottobre 2013

Gli orsetti Padani sul diritto di cittadinanza dei bambini (lo ius solis)

Da questo sabato sono ripresi gli Hangout di RPL ma solo nel pomeriggio, quindi la pubblicazione delle registrazioni di Maramao sarà la prossima settimana. Questo sistema per trasmettere è molto interessante, apre la strada ad un oceano di redazioni differenti e di voci particolari. Un computer un tablet e una connessione internet e la nostra Radio Padania, oltre alle telefonate degli ascoltatori, potrà gestire decine e decine di redazioni differenti sparse per tutta la Padania.
Devo ammettere che trovo la questione molto intrigante. Fa venir voglia di lavorare.
Parliamo ora però della puntata di Maramao di sabato 19 ottobre, che si è incentrata su alcuni argomenti piuttosto importanti peri genitori padani e su alcune notizie.
Essere mamma e papà non  limita la vita e le prospettive ma le amplia: solo che certe volt , quando ci si muove con i bambini bisogna fare i conti con una società fatta per gli adulti oppure con iniziative esclusivamente a misura di bambino. Non è il modo giusto. Quando una famiglia con bambini deve decidere come passare il tempo insieme deve trovare qualcosa che  soddisfi tutti, grandi e bambini. Anche quando ci si interessa di politica, che normalmente è considerata una questione per adulti, deve esserci l'attenzione alle famiglie con i bambini. Per questo l'associazione Orsetti padani tormenta, in senso buono, le sezioni della lega nord, perché, quando organizza feste e  iniziative, tenga conto anche della presenza di mamme papà che vogliono portare con sé i bambini.
Gli orsetti padani propongono alle sezioni della lega nord uno scambio equi. Noi Orsetti padani facciamo grande pubblicità alla festa, tramite Radio Padania e tutti  in nostri mezzi, ma in cambio mettete un gazebo, un piccolo spazio, durante la festa, in cui i bambini possano divertirsi conoscersi giocare, disegnare. Uno spazio Orsetti padani.
Si può andare dall'organizzare lo spazio per il castello gonfiabile, che è la passione dei più piccoli fino ad una postazione del progetto "facciamo cambio?" che è un po' più impegnativo ma molto coinvolgente. Non c'è il realtà bisogno di grandi cose. Ad esempio si può organizzare un piccolo concorso di disegno, per gioco, in cui i bambini, utilizzando il retro dei manifesti vecchi della lega nord, possono disegnare quello che vogliono.
La sezione della Lega Nord di Sotto il Monte, in provincia di Bergamo, ha accettato questo scambio e buona parte della trasmissione è stata dedicata alla festa.

Abbiamo poi affrontato un tema piuttosto importante. La lega nord di Treviso ha rifiutato di concedere la cittadinanza onoraria ai bambini stranieri, ed è stata attaccata molto duramente.
Bene noi come associazione Orsetti padani, siamo perfettamente d'accordo che in nessun modo deve essere data la cittadinanza italiana ai minori di 18 anni, nemmeno quella onoraria, che oltretutto è anche una presa in giro
La motivazione è molto semplice. La carta di diritti del fanciullo stabilisce che non si possono portare via i bambini ad un popolo.Togliere i bambini ai genitori, a meno che non si sia in presenza di un grave problema di abusi è un crimine contro l'umanità. Dare la cittadinanza ai bambini stranieri prima che abbiano l'età per scegliere consapevolmente qual'è il loro interesse e dove vogliono vivere è un abuso contro di loro e un crimine contro il loro popolo.
Inoltre esistono dei gravi problemi pratici: se un bambino è cittadino italiano avrà un giudice tutelare, al posto dei genitori, non potrà essere inserito sui passaporti dei genitori e se i suoi genitori vogliono tornare al loro paese, anche solo per una vacanza, dovranno abbandonare qui il loro figlio perchè se lo portassero con loro commetterebbero il reato di sottrazione di minore.

Piuttosto che cercare di distruggere le famiglie con atti che sono contrari a qualsiasi principio morale, il governo, la sinistra  in generale e tutti quelli che sostengono la tesi dello ius solis, dovrebbero darsi da fare e far funzionare il sistema delle pratiche burocratiche per ottenere la cittadinanza da parte di persone che hanno pieno diritto di averla perchè regolari, perchè qui da moltissimi anni e perchè rispettano le leggi. Invece, più di una volta mi sento dire da persone che ottenere la cittadinanza italiana seguendo le regole è difficilissimo perché gli avocati chiedono moltissimi sodi per istruirla, perchè a Roma perdono le pratiche, perchè ogni momento ci sono nuove richieste di documenti costosissimi  e inutili, e oltretutto non esistono uffici in cui consegnare le pratiche se non a Roma o a Genova. Il culmine della esasperazione lo ha raggiunto una persona che mi ha raccontato che non le hanno accettato la pratica inviata per posta certificata dello stesso governo.

Insomma, la situazione è come al solito fantascientifica: le persone oneste che vogliono ottenere la cittadinanza italiana perché ci tengono sono vessate dallo Stato prima ancora di cominciare ad essere italiani e chi invece si comporta disonestamente ottiene regali e facilitazioni.
A questo punto dico agli stranieri onesti, specialmente ai bambini, che non capisco perché mai dovrebbero voler essere italiani. Io farei di tutto pur di liberarmi della cittadinanza italiana e avere solo quella della Padania. Piuttosto, cerchiamo di costruire uno Stato che si comporti in modo logico e sereno e che la smetta di inventarsi certe stupidaggini come lo ius solis.
Buona Padania a tutti.



lunedì 2 settembre 2013

Affidamento condiviso: le ultime novità da affrontare

Affidamento condiviso: le ultime novità da affrontare (foto marta marchi su flickr)
Uno degli argomenti più difficili da affrontare per le associazioni di genitori è quello della separazione dei coniugi. Difficile perché tocca sensibilità diverse, e spesso si finisce per parlarne avendo come base delle esperienze personali che ci coinvolgono in prima persona, e diventa molto difficile restare sereni e analizzare al questione in modo obiettivo.

Durante la separazione, spesso i genitori conducono delle vere e proprie battaglie per l'affidamento esclusivo dei figli senza avere in realtà la visione generale del problema e del bene dei bambini sul lungo termine, mentre la giurisprudenza ha preso la via dell'applicazione dell'affidamento condiviso come regola generale e usa l'affidamento esclusivo a uno solo dei due genitori solo in casi particolari.

L'affidamento condiviso mette entrambi i genitori sullo stesso piano non solo nel diritto di tenere con sé i bambini, ma anche in tutto ciò che riguarda le decisioni sull'educazione dei figli. Come si può facilmente comprendere, può avere successo solo nel caso in cui ci sia un'ottimo accordo fra genitori, che si impegnano realmente a farlo funzionare.

Per fare dei piccoli esempi pratici sui doveri e diritti che si creano in caso di affidamento dei figli condiviso si può dire ad esempio che la domanda dell'iscrizione a scuola dovrà avere le firme di entrambi i genitori, così come quella per iscriversi ai corsi sportivi e per andare in gita, ed entrambe le firme dei genitori saranno depositate nella segreteria della scuola, concedendo il diritto a firmare pagelle e giustificazioni. Gli insegnanti, poi, potranno consegnare i bambini all'uscita da scuola a ciascuno dei due genitori indifferentemente. Entrambi i genitori hanno diritto a vivere per periodi lunghi insieme ai bambini, a farli vivere a casa loro, durante la settimana, a curarli ed assisterli quando sono ammalati. Le visite e gli orari precisi sono i week end alternati diventano un ricordo, nel caso dell'affido condiviso e sicuramente la qualità della vita dei bambini migliora. La fatica dei genitori, invece è sempre uguale, aumentata anche dallo sforzo di non litigare con il proprio ex.

Sin da quando divorzio e separazione sono legali, i padri sono quelli che hanno più da perdere nei doversi con figli minori. La giurisprudenza italiana, infatti,  giustamente è da sempre orientata a fare l'interesse del minore in quanto parte più debole in un processo di separazione e divorzio degli adulti e ha sempre considerato la madre la parte più vicina al bambino, concedendole spesso l'affidamento esclusivo dei figli, mentre il mantenimento toccava ad entrambi i genitori.
                                   
Il fatto che l'affidamento dei figli condiviso sia diventato la regola generale, può essere, quindi, considerato una vittoria importante dei padri separati, nella quale il loro apporto all'educazione dei figli è considerato pari a quello della madre. Questo può irritare un po le madri, e può portarle a delle reazioni un po' esagerate, ma in realtà l'affidamento condiviso è la cosa giusta da fare per i bambini. Accettarlo significa anche garantire la felicità dei propri figli.

Ci sono alcuni casi, però, in cui il padre perde il diritto di chiedere l'affidamento condiviso dei figli e i bambini sono affidati ancora esclusivamente alla madre,
Una recente sentenza del tribunale di Ancona ha infatti stabilito che il padre perde il diritto all'affidamento dei figli condiviso nel caso in cui abbia, o abbia avuto, un comportamento violento nei confronti della moglie.

Un'altra Sentenza  ancora più recente, pronunciata dalla Corte di Cassazione Suprema Corte Civile Sesta Sezione con l'ordinanza. 17990 del 24 Luglio 2013, ha stabilito che anche il padre che si disinteressa palesemente ai figli perde il diritto all'affidamento condiviso.

Un altro motivo per cui il padre può vedersi rifiutare l'affidamento condiviso dei figli riguarda l'impossibilità di offrire ai bambini un'abitazione adeguata mentre sono con loro; con la crisi economica in atto e per il fatto che spesso la casa principale rimane alla donna, molti padri perdono il diritto ad educare i propri figli solo per questioni economiche e legate alla propria sistemazione. Non è comunque facile, per un uomo,  prendersi la responsabilità dell'affidamento condiviso, con i diecimila problemi da risolvere, e può anche capitare che alcuni padri, i crisi anche per altri problemi si lascino convincere ad accettare l'affidamento esclusivo alla madre.
Anche le madri si trovano spesso in difficoltà dopo la separazione nel gestire l'affidamento dei bambini e hanno bisogno di aiuto sia economico sia di consulenza. In generale, però, dal punto di vista psicologico, per le donne è molto diverso. Le donne sono abituate a risolvere i problemi quotidiani e ad organizzare la loro via e quella dei bambini senza chiedere nulla a nessuno e con pochi dubbi. Sono più propense a chieder l'affidamento esclusivo, piuttosto che a accettare quello condiviso.

In questa situazione molto difficile, è intervenuta la regione Lombardia con un bando per i genitori separati del valore totale di un milione di euro e destinato a chi è separato o in fase si separazione e ha figli minori.
Il fine è sempre quello di aiutare i genitori per poterli mettere in grado di educare e allevare i bambini in modo che i piccoli siano sereni. Un' iniziativa interessante che trovate sulla pagina internet dedicata agli eventi dell' Associazione Papà separati della Lombardia

Ho fatto una panoramica piuttosto generica della situazione, lontanissima dall'essere completa, ma che vorrebbe dare ai genitori qualche spunto per iniziare delle riflessioni sul modo in cui bisognerebbe separarsi quando si decide di separarsi e su qual è il vero diritto dei bambini: quello di avere due genitori.

( foto di Marta Marchi su flickr.com)

martedì 31 agosto 2010

inizia la scuola, ma come?

Venerdì 27 agosto, alla sera, alla festa della Lega Nord di Busto Arsizio ho incontrato il buon Sergio Bianchini, presidente della associazione “per una scuola nostra, regionale e federale” e come capita in tutte le occasioni in cui io e lui ci incontriamo, ci siamo buttati in una discussione con scambio d'idee e di esperienze su quello che succede nella scuola dell’obbligo. Io con il mio punto di vista di genitore padano un bel po' incavolato, lui con quello di preside e maestro padano altrettanto arrabbiato.  Si tratta davvero di scambi d’idee perché alla fine ci troviamo sempre perfettamente d’accordo e, perlomeno io, imparo qualcosa di più di quello che sapevo prima.
Questa volta la discussione ha toccato tanti punti: eravamo ad una festa, con un bicchiere di birra in mano e con poca voglia di impegnarci seriamente in quel momento a cercare delle soluzioni ai tanti problemi della scuola, ma mi ha lasciato un libretto con degli ottimi articoli che possono essere lo spunto per delle belle riflessioni.
Nella scuola esistono questi due punti focali dell’educazione: quello dei genitori e quello degli insegnanti. Il resto è tutto solo un corollario di aggiustamenti e di tentativi diplomatici, in cui gi insegnanti hanno il coltello dalla parte del manico perché tengono “in ostaggio” i nostri bambini per quasi 8 ore al giorno. In questo modo diventa molto difficile per dei genitori condurre delle battaglie nella scuola.
Fino a che gli insegnanti sono asettici, un po’ apolitici, culturalmente omogenei alle famiglie dei bambini oppure così intelligenti da rispettare davvero il modo di educare dei genitori va tutto bene, perché in un modo o nell’altro si trova un accordo, ma quando l’insegnante ha una idea politica che lo caratterizza in tutte le sue scelte, specie di sinistra, e vede il suo modo di pensare come l'unico giusto,  può trasformare la vita scolastica dei nostri bambini in un vero inferno.
Spesso, poi, alla base di questi inferni, in cui i bambini sono le vittime, che si creano a scuola non c’è neppure una idea politica, ma c’è invece un mero interesse economico.
Ci si trova a essere come le mamme di Salomone in quella leggenda in cui la madre vera è disposta a rinunciare al proprio bambino a favore dell’altra donna purché il giudice Salomone non tagli a metà il Neonato: noi genitori mandiamo giù di tutto pur di evitare che ci vadano di mezzo i bambini, con il risultato che è proprio sulla pelle dei bambini che si consumano tutte le ingiustizie della scuola. In una situazione simile, in cui noi genitori non abbiamo nessun potere, diventa importante avere degli alleati che possano condurre le battaglie al nostro posto.
I politici potrebbero essere questi alleati ma continuano a fare riforme che non hanno il coraggio di dare il colpo secco. Le scuole dell’obbligo non possono andare oltre la gestione comunale, per poter funzionare, le ore di scuola obbligatoria per i bambini non possono andare oltre la mattina e le ore in più in cui la scuola è al servizio della comunità comunale, oltre le ore curriculari, non possono essere altro che un servizio facoltativo liberamente scelto dai genitori.
E si! Ma voi lo sapete che la scuola italiana è la scuola in cui i bambini hanno l’orario più lungo d’Europa mentre le insegnanti sono quelle che hanno l’orario più corto d’Europa? E’ vero che le maestre sono pagate poco, ma io sinceramente vorrei che fossero meno come numero, scelte dai genitori e pagate di più.
Queste sono le cose di cui parliamo con Sergio Bianchini.
Io vorrei una scuola dell’obbligo gestita dalle associazioni genitori comunali e dalle amministrazioni comunali con una grande libertà di scelta nelle ore complementari e Sergio verrebbe vedere i bambini meno pressati dall’inglese e più liberi di imparare cose che fortifichino la loro capacità di ragionamento, durante le ore di scuola.
Ma cosa fare ora? Manca una settimana all’inizio della scuola e non uno dei problemi veri dei bambini e dei genitori è stato affrontato e risolto.