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giovedì 30 dicembre 2010

Il 5 gennnaio in diretta Festa di Natale a Radio Padania, anzi Festa dell'Epifania

Il 5 gennaio dalle 10 del mattino i bambini invaderanno gli studi di Radio Padania libera per fare gli auguri di Buon Natale e di buon anno agli ascoltatori in diretta e per assistere all'arrivo di Gesù Bambino e , in questo caso, della Befana.
La tradizione si ripete oramai da parecchi anni: i più piccoli diventano i padroni della diretta e per un'oretta conducono la trasmissione e divertendosi e scambiandosi auguri con gli ascoltatori.
E' un momento che ha molte valenze. Non è facile per i bambini avere a che fare con i mass media e vederne uno stando dall'altra parte della postazione non è una cosa da tutti i giorni, però è una cosa che può insegnare molto.
Per prima cosa alleggerisce l'influenza che la tv ha su di loro. Se anche loro hanno potuto guardare le cose dall'altro punto di vista, vedere "come funziona", se la loro voce ha potuto arrivare lontano, cominceranno a vedere anche la televisione come qualcosa di molto meno magico di prima.
La radio poi, specie Radio Padania, ha un suo fascino particolare.
RPL è si una radio politica, ma molto differente dalle altre radio politiche.
Non si parla solo di politica e non c'è nessun intento propagandistico, ma attraverso la radio vi è il contatto reale con gli ascoltatori, come se attraverso l'etere si stendesse una mano per stringere le altre senza porsi troppe domande.
Nel caso della festa di Natale dei bambini questa sensazione è ancora più forte.
Si parlerà quindi di doni, di giocattoli, di alberi e di presepi, di canzoni, e dell'Epifania, dei Re Magi  e si lascerà parlare i bambini
Partecipare è semplice. Si telefona in regia, allo 02.66.20.35.29 oppure allo 338 1900487 e si lascia il nome del bambino, la sua età e un numero di telefono poi il 5 gennaio ci si reca negli studi di Radio Padania Libera a Milano, in via Carlo Bellerio 41.
Vi aspetto.

Gift animata proveniente da : merryxmas

martedì 31 agosto 2010

inizia la scuola, ma come?

Venerdì 27 agosto, alla sera, alla festa della Lega Nord di Busto Arsizio ho incontrato il buon Sergio Bianchini, presidente della associazione “per una scuola nostra, regionale e federale” e come capita in tutte le occasioni in cui io e lui ci incontriamo, ci siamo buttati in una discussione con scambio d'idee e di esperienze su quello che succede nella scuola dell’obbligo. Io con il mio punto di vista di genitore padano un bel po' incavolato, lui con quello di preside e maestro padano altrettanto arrabbiato.  Si tratta davvero di scambi d’idee perché alla fine ci troviamo sempre perfettamente d’accordo e, perlomeno io, imparo qualcosa di più di quello che sapevo prima.
Questa volta la discussione ha toccato tanti punti: eravamo ad una festa, con un bicchiere di birra in mano e con poca voglia di impegnarci seriamente in quel momento a cercare delle soluzioni ai tanti problemi della scuola, ma mi ha lasciato un libretto con degli ottimi articoli che possono essere lo spunto per delle belle riflessioni.
Nella scuola esistono questi due punti focali dell’educazione: quello dei genitori e quello degli insegnanti. Il resto è tutto solo un corollario di aggiustamenti e di tentativi diplomatici, in cui gi insegnanti hanno il coltello dalla parte del manico perché tengono “in ostaggio” i nostri bambini per quasi 8 ore al giorno. In questo modo diventa molto difficile per dei genitori condurre delle battaglie nella scuola.
Fino a che gli insegnanti sono asettici, un po’ apolitici, culturalmente omogenei alle famiglie dei bambini oppure così intelligenti da rispettare davvero il modo di educare dei genitori va tutto bene, perché in un modo o nell’altro si trova un accordo, ma quando l’insegnante ha una idea politica che lo caratterizza in tutte le sue scelte, specie di sinistra, e vede il suo modo di pensare come l'unico giusto,  può trasformare la vita scolastica dei nostri bambini in un vero inferno.
Spesso, poi, alla base di questi inferni, in cui i bambini sono le vittime, che si creano a scuola non c’è neppure una idea politica, ma c’è invece un mero interesse economico.
Ci si trova a essere come le mamme di Salomone in quella leggenda in cui la madre vera è disposta a rinunciare al proprio bambino a favore dell’altra donna purché il giudice Salomone non tagli a metà il Neonato: noi genitori mandiamo giù di tutto pur di evitare che ci vadano di mezzo i bambini, con il risultato che è proprio sulla pelle dei bambini che si consumano tutte le ingiustizie della scuola. In una situazione simile, in cui noi genitori non abbiamo nessun potere, diventa importante avere degli alleati che possano condurre le battaglie al nostro posto.
I politici potrebbero essere questi alleati ma continuano a fare riforme che non hanno il coraggio di dare il colpo secco. Le scuole dell’obbligo non possono andare oltre la gestione comunale, per poter funzionare, le ore di scuola obbligatoria per i bambini non possono andare oltre la mattina e le ore in più in cui la scuola è al servizio della comunità comunale, oltre le ore curriculari, non possono essere altro che un servizio facoltativo liberamente scelto dai genitori.
E si! Ma voi lo sapete che la scuola italiana è la scuola in cui i bambini hanno l’orario più lungo d’Europa mentre le insegnanti sono quelle che hanno l’orario più corto d’Europa? E’ vero che le maestre sono pagate poco, ma io sinceramente vorrei che fossero meno come numero, scelte dai genitori e pagate di più.
Queste sono le cose di cui parliamo con Sergio Bianchini.
Io vorrei una scuola dell’obbligo gestita dalle associazioni genitori comunali e dalle amministrazioni comunali con una grande libertà di scelta nelle ore complementari e Sergio verrebbe vedere i bambini meno pressati dall’inglese e più liberi di imparare cose che fortifichino la loro capacità di ragionamento, durante le ore di scuola.
Ma cosa fare ora? Manca una settimana all’inizio della scuola e non uno dei problemi veri dei bambini e dei genitori è stato affrontato e risolto.

domenica 15 agosto 2010

giocattoli, la casa come Gardaland

E’ certamente questa la sensazione che si ha quando si entra in una casa in cui abita un bambino: una Gardaland, un parco pieno di divertimenti e dei più fantastici giocattoli, per lo più sparsi sul pavimento. Per quanto si tenti di tenere in ordine e di far sparire le tracce, se il bimbo è in casa, i giocattoli torneranno presto fuori dai loro rifugi per spargersi in casa.
In più, per quanto si chieda a nonni amici e parenti di non esagerare, di comprare dei vestiti e delle cose utili, il massimo di spostamento del genere di regalo che si ottiene è da giocattolo di divertimento puro al giocattolo educativo. Più di un genitore, compresa io, ha avuto la tentazione di distribuire dei bigliettini con stampato il numero di conto corrente familiare e lo slogan “offerte, non giocattoli”.
Potreste farli per il battesimo e continuare per ogni occasione speciale, Natale, Pasqua, compleanni festività, visite particolari.
Purtroppo per quanto un giocattolo nuovo esasperi i genitori, sappiamo che un dono è fatto con affetto e i soldi, anche se utili, sono freddi e inespressivi da questo punto di vista. La ricompensa per una nonna è lo sguardo di ammirazione di sorpresa e di stupore che prendono i bambini di fronte ad un giocattolo fantasmagorico e scintillante. Non glielo si può togliere anche se sappiamo che il bimbo ci giocherà al massimo il tempo della visita e poi, complice la nostra mania dell’ordine, il gioco verrà riposto e ripreso raramente.
In merito a questo argomento ci sono due ordini di problemi: il primo riguarda il non essere obbligati a muoversi in un mare di giocattoli che spuntano da ogni angoletto, il secondo riguarda il loro utilizzo.
Parliamo prima del secondo problema.
I bimbi si sa giocano con tutto quello che gli capita fra le mani. Amano costruire, fare e soprattutto disfare. Per cui dare ai bambini in mano dei giocatoli costosi ci fa sanguinare il cuore. Il primo consiglio è di tenere una cesta bella piena dei giocattoli che possono tranquillamente usare e rompere e di utilizzare quelli speciali dandoli ai bambini rigorosamente in base alla loro età. Se date in mano un bel telaio ad una bambina, di 3 anni certamente lo sfascerà, a 10 lo apprezzerà.
Poi, anche se so fare il pop corn nella pentola con l’olio, quando un Natale qualcuno ha regalato un dolce forno che fa il pop corn a ma figlia ho cominciato ad utilizzarlo come se fosse uno strumento di casa. Mi dispiaceva lasciarlo lì ad arrugginire. Funziona ancora molto bene, anche se la pentola è molto più pratica.
Ho utilizzato più io il tornio per fare i vasi di terracotta, gioco estremamente educativo, che i miei figli, adesso qualche volta, quando sono presi dalla creatività, lo usano. Sapevate che si può usare anche con la pasta di sale? Ebbene si può fare..
Vi sto dicendo, insomma, che certi giocattoli li potete usare voi, oppure riproporre quando l’età del bimbo è tale da poter apprezzare meglio un gioco speciale.
Il secondo ordine di problemi è proprio l’ordine. io usavo un sistema assolutamente efficace: li imbrogliavo.
Lo so, gli educatori professionali dicono di riordinare insieme al bambino, ma i bambini sono furbetti e con quel sistema finisce che i genitori riordinano e i bambini giocano con i giochi che hanno raccolto.
Per evitare, alla sera di dovermi sgolare ad intimare di raccogliere i giochi e metterli a posto prima di andare a dormire, cosa che comunque sapevo già che non aveva nessun effetto e che mi procurava una certa acidità, oppure per evitare di passare la serata di una giornata già pesante a raccogliere giocattoli sapendo di non fare il mio dovere di madre, perché erano i piccoli che dovevano imparare e non io, utilizzavo il mondo fantastico delle fiabe per convincere i piccoletti a far sparire tutti i giocattoli dal pavimento ogni sera.
La storia era questa: c’è un certo ruba giocattoli, personaggio piuttosto birichino ma non cattivo, che di notte gira per le case dove ci sono dei bambini e credendo che i giochi lasciati sul pavimento siano abbandonati se li prende, e poi li lascia in giro da altre parti, magari a casa di qualche altro bambino.
L’opera di convincimento avvenne con la sparizione notturna di un sacco di giocattoli non messi a posto una sera che furono ritrovati solo qualche settimana dopo, sparsi in giardino.
Il trucco del ruba giocattoli mi permise di tenere in ordine la casa per anni. L’ho amato più di Babbo Natale.
Inoltre mi ha permesso di accorgermi di un altro fatto.
Il problema dell’ordine dipende anche dal numero di giochi che i bambini hanno. Se se ne fa sparire un po’ per un po’ di tempo qualcuno, quando lo si rimette in circolo, i bambini lo usano con lo stesso interesse di quando era nuovo. Così, far sparire un po’ di giocattoli a rotazione per un po’ di tempo e ritirarli fuori dopo un mesetto, facendo in modo che il numero di giocattoli disponibili al bimbo sia sempre ridotto permette di render facile l’ordine in casa e di avere qualcosa di scorta con cui interessare i bambini quando si annoiano.

martedì 10 agosto 2010

Ero una bimba ribelle

Certamente, sono sempre stata una ribelle, a modo mio, al sistema. Sono cresciuta in un quartieraccio alla periferia di Milano, a Cesano Boscone, negli anni 70, con la consapevolezza di essere l’ultimo esemplare di una specie in via di estinzione. Nella mia classe, alle elementari, su 41 bambini eravamo in tre padani, poi c’era una bambina con il papà svizzero, una con la mamma tedesca e il resto arrivava da tutte le zone del meridione d’Italia. Anche la maestra non era padana: si trattava di una profuga "due volte profuga"; prima dalla Romania comunista in Istria e poi dall’Istria in Italia. La cosa che ricordo meglio di quella maestra era il terrore puro che aveva delle altre maestre sessantottine e di sinistra. Diventava bianca come uno straccio non appena le rivolgevano la parola. Invidiavo i miei compagni di classe, loro avevano tanti fratelli, mai meno di quattro, tanti zii, tantissimi cugini. Pensate che, cosa che allora per me era qualcosa di straordinario, nella mia classe c’erano anche zia e nipote, che avevano la mia stessa età. Anzi, la zia aveva un paio di mesi in meno del nipote. Io invece avevo un fratello solo, più piccolo, e solamente 5 zii e sei o sette cugini che vedevo abbastanza raramente perché abitavano dall’altra parte di Milano. Ce n’era abbastanza per fare di me una individualista tremenda, caparbia e ribelle. Difatti, in terza elementare, questo fu il giudizio che mi diede sulla pagella la maestra Istriana - Albanese:”Ilaria è rimasta l’alunna ribelle e disordinata di seconda classe. Non appena in classe si occupa di scrivere poesie, disegnare, scrivere e leggere senza seguire la lezione” A parte che con 41 bambini in classe di cui solo due parlavano in italiano (c’era anche la mia amica del cuore che in seconda elementare parlava solo in corsichese) c’era ben poco da seguire, la mia maestra aveva capito ben poco di me.
Invece di riportarmi sulla strada dell’omologazione sociale, quel giudizio, che voleva essere negativo, mi fece sentire assolutamente orgogliosa di me stessa. Ecco questo fu il background della mia infanzia.
A proposito della foto, la freccia indica la mia scuola elementare: non la vedete prchè non c'è. Le nostre classi erano all'interno di alcuni negozi affittati dal comune, che si trovano ancora proprio dove indica la freccia. Eh, fantastici anni 70...





lunedì 9 agosto 2010

Enuresi: un modo elegante per dire pipì a letto.

E' un bel problema, tanti bambini ne soffrono. Pare che colpisca più i maschietti delle bambine, e che sia abbastanza naturale fino ai sei anni ma che può andare avanti fino ai dodici o tredici anni.
Ma cosa succede davvero? Io posso dirvelo da mamma. Succede che il piccolo fa la pipi mentre dorme e bisogna inventarsi un sistema veloce per cambiarlo e farlo tornare a riposare asciutto e senza sensi di colpa. Innanzi tutto è bene non arrabbiarsi: non è colpa sua e non è colpa vostra. E' come il terremoto: è colpa della natura. I miei figli si mettevano a ridere quando dicevo loro così, quando verso la una di notte mi chiamavano per dirmi che c'era un letto bagnato. "mammaaaa, c'è stato il terremotoooo".
Affrontiamo dunque questo problemaccio prendendolo per le corna: la cosa migliore è la prevenzione, anche se questo è uno di quei casi in cui la prevenzione aiuta ma non risolve.
Per prevenzione usate una tela cerata molto grande, più è grande più è preventiva. La tela cerata si trova facilmente sia nei negozi online su internet sia nei negozi di teleria.

Mettetela fra il materasso e il lenzuolo: previene che il materasso si bagni. Vi conviene avere almeno due cerate in casa.
Prima del lenzuolo, stendete sulla cerata un asciugamano di spugna: la spugna assorbe velocemente ed è piacevolmente morbida e avvolgente, e dormire sulla cerata che è di plastica dà fastidio, fa sudare, invoglia a scoprirsi e quindi induce agli incidenti.

Seconda precauzione: prima di andar a nanna si fa pipì, sempre. Poi è meglio se verso la mezzanotte vi alzate voi a far fare la pipì ai bambini, anche se a loro non scappa, piuttosto che doverli cambiare nel cuore della notte. Io non mi lascerei tentare dai pannolini per adulti, perché fanno sentire sicuri, ma non aiutano i bambini a crescere. Al massimo si può cedere a questa abitudine quando si dorme fuori di casa, proprio per non rischiare brutte figure.
Non fate mai la sciocchezza di non rimettere la cerata dopo un incidente. Per esperienza vi posso assicurare che gli incidenti possono essere più di uno per notte, e ripulire un materasso bagnato è davvero un lavoro pesante.
Usate la seconda cerata che avete di sicuro in casa.
Altre precauzioni importanti sono quelle dei "non": non bere prima di andare a letto, non prendere freddo al pancino, non mangiare l'anguria a cena.
Se poi l'incidente capita, trasferite il bambino cambiatelo, lavatelo e rifate velocemente il letto. Più veloci siete, specie in inverno, meno possibilità ci sono che prenda freddo e ripeta l'incidente.
Consolatelo e coccolatelo, per il resto si deve solo aspettare: primo o poi passa.
Poi ci vorrà qualcuno che consoli voi per quell'ora di sonno persa mentre il sole che si sta già alzando ed è già tempo di correre al lavoro.
Io posso solo assicurarvi che ho passato i primi tre anni dei miei figli, cioè in pratica sei anni, con una leggera nuvoletta di nebbia che mi circondava la testa. Non capivo mai bene cosa mi succedesse intorno e questo mi aveva dato la fama di sognatrice e di anima spirituale, poco attaccata alle cose terrene, e irraggiungibile. Pare che in quei momenti io fossi ammirata e desiderata come non mi è mai più capitato nella mia vita.
Ed era il risultato dei risvegli notturni continui e della mancanza di sonno . Peccato che non fossi nelle condizioni per potermene rendere conto ed approfittarmene.